Il Patrono

San Giulio d’Orta

La vita e le opere di San Giulio sono testimoniate da diverse documentazioni agiografiche. La più antica sembrerebbe una Vita che si fa risalire al VII secolo, ma sulla datazione del manoscritto non esiste concordanza: per alcuni è opera dell’XI secolo, per altri è frutta di una collatio tra varie redazioni di epoche diverse. Di questa Vita si conoscono varie copie custodite negli archivi della cattedrale di Novara, negli archivi della chiesa di San Giuliano a Gozzano, nelle parrocchiali di Arona e Intra, e nell’archivio capitolare di Vercelli.

Giulio e Giuliano provengono dall’isola grca di Egina; qui ricevono un’educazione classica e teologica: il primo è sacerdote, il secondo diacono. Lasciano la madrepatria perché esasperati dai molti errori commessi dagli eretici.

Con l’appoggio dell’imperatore Teodiosio, che nel 380 promuove il cristianesimo a religione di stato, si impegna a combattere le eresie, il paganesimo e i suoi idoli, a battezzare. Arrivati in Italia si stabiliscono nei pressi di Roma, ad Aqua Salvia, in seguito raggiungono l’Italia settentrionale. Si dice che qui costruiscano un numero cospicuo di chiese, fino ad arrivare ad un centinaio: la novantanovesima a Gozzano, dedicata a San Lorenzo, nella quale resta Giuliano. Giulio invece decide di raggiungere una piccola isola disabitata, l’unica del Lago d’Orta, che poi per tutto il Medioevo sarà chiamato “lago di san Giulio”. Non avendo a disposizione un mezzo per attraversare lo specchio d’acqua che lo separa dalla sua destinazione, Giulio stende il suo mantello sulla superficie dell’acqua che benedice e con il suo bastone in mano attraversa il lago e raggiunge l’isola. Questo è un luogo pieno di serpenti, draghi e fiere, una terra selvaggia e ricoperta di rovi. Entra in una grotta ed armato di una croce fatta di rami, interpretando il desiderio divino, ordina ai serpenti di lasciare l’isola. Gli animali obbediscono e Giulio vi costruisce la centesima chiesa: una basilica in onore degli apostoli. Sono i primi due miracoli del santo ai quali altri ne seguiranno a breve.

Gli animali si rifugiano sulla riva del lago, così da fare di questo luogo uno dei più antichi e famosi abitato da draghi.

Alcuni studiosi mettono in dubbio l’esistenza del fratello di san Giulio, Giuliano, sostenendo la presenza di un solo evangelizzatore e dalla tradizione sdoppiano per interessi locali. Si basano su una citazione dello storico Paolo Diacono, il quale, nella Historia Longobardorum, cita la presenza del duca longobardo Minulfo nell’isola di San Giuliano, nel corso del VI secolo. L’autore della Vita ha scambiato i luoghi di sepoltura dei due santi, oppure essi sono una sola persona chiamata indistintamente con i due nomi? La questione non ha ancora trovato soluzione.

Giulio muore, secondo la tradizione, a settant’anni, il 31 gennaio del 390; le sue ossa sono custodite nella basilica che ha costruito.

Oggi delle due antiche chiese attribuite ai santi fratelli non esiste più nulla e le attuali sono da far risalire al IX secolo. La basilica di San Giulio viene rimaneggiata nei secoli XVII e XVIII ed è tutelata come monumento nazionale; qui sono custodite le sue reliquie e si trovano le raffigurazioni delle imprese del Santo e dei draghi, fra le quali un prezioso bassorilievo in pietra nera.

Le spoglie del fratello Giuliano sono trasferite nel 1360 nella nuova chiesa di Gozzano, costruita sulla rocca e a lui dedicata e deposte sotto l’altare maggiore, mentre nella vecchia chiesa di San Lorenzo è rimasto il cenotafio.

Nella sacrestia della basilica è visibile, appesa ad una catena, una gigantesca vertebra con le apofisi di circa un metro, “la vertebra dell’Orchera”; essa sembra voler sottolineare la presenza dei draghi sull’isola. Secondo Osvaldo Lanugini questo anello vertebrale sarebbe appartenuto ad un “misotere” preistorico.

Nel 1751, con il riconoscimento della curia di Milano, arriva a Barlassina inviata dal vescovo di Novara la reliquia di san Giulio. Il 31 gennaio si celebra la festa patronale.